MA L’INSALATA NASCE IN BUSTA? RIPENSA LA MENSA

FORMICHE NEL PANE

Il mio gnomo non mangia a scuola. E’ una mia scelta: posso essere a casa ad ora di pranzo e allora preferisco tenerlo con  me ma tanti genitori – la maggior parte – non hanno questa possibilità. Far mangiare i figli a scuola è una necessità perché loro sono a lavoro e una baby sitter costa decisamente troppo di questi tempi. Ma se cucinare è un modo per prendersi cura delle persone che amiamo, se è un atto d’amore – soprattutto verso i nostri figli – è giusto interrogarsi su cosa mangiano i nostri figli a scuola, è giusto pretendere trasparenza, chiarezza, affidabilità. Le sento – fuori scuola, al mattino – le mamme dei bimbi “refezionati” lamentarsi che i bimbi a scuola non mangiano volentieri (non tutti, ma una buona parte), le vedo storcere la faccia di fronte a dei menù non sempre adatti a bimbi la cui età è compresa tra i 3 e i 10 anni. Mi sono chiesta se le mamme della scuola comunale di mio figlio sono particolarmente schizzinose ma sembrerebbe di no se proprio da Napoli è partito su Fb un gruppo (di mamme, ma non solo) che si chiama RIPENSA LA MENSA. E allora oggi – metto da parte ricette e consigli – e vi parlo di loro perché questo è un tema comune a tanti e perche le iniziative che partono dal basso (espressione ormai che “sa di antico”) continuano ad emozionarmi e a farmi pensare che le cose, insieme, possono essere cambiate o quanto meno ci si può provare.

RIPENSA LA MENSA oggi ha 1200 iscritti da Napoli a Milano: cosa chiedono? Chiedono che  scuola sia sinonimo di sana alimentazione e di una corretta e concreta educazione ambientale.  A guidare il gruppo 2 mamme napoletane – Claudia Bartoli e Marta Giardinelli – attente da sempre, nella loro sfera familiare, a temi come alimentazione e ambiente e che, con l’emergere del disastro “Terra dei fuochi”, hanno voluto portare la loro sensibilità ad un livello più ampio di coinvolgimento partendo, appunto, dai bambini e dalla mensa scolastica. Hanno aperto un dialogo con il Comune di Napoli – con l’assessore Palmieri – e con Federconsumatori e si stanno organizzando per formare una delegazione di genitori, rappresentanti le diverse municipalità del comune di Napoli, che possa partecipare agli incontri tra assessorato e Asl. Il primo obiettivo è migliorare l’attuale capitolato sulle mense scolastiche. Come? Innalzando la quota di biologico (oggi il 40%) che le ditte vincitrici d’appalto (a Napoli sono 3) sono tenute ad utilizzare nella preparazione dei pasti e fare in modo che sia una percentuale “reale” e non spezzettata tra tante scuole. Vogliono che il menù scolastico sia più equilibrato, che guardi alla dieta mediterranea e che sia più vario privilegiando i prodotti a minor rischio inquinamento. RIPENSA LA MENSA non vuole “affossare” il lavoro dei tanti imprenditori agricoli della Terra dei Fuochi ma, anzi, salvaguardare il lavoro di quanti proprio in quelle terre non si sono mai sottratti a controlli, analisi e oggi – più che mai – continuano a farlo. A monte, infatti, del problema c’è l’assenza di tracciabilità dei prodotti che mangiano i nostri figli a scuola. La legge, infatti, per frutta e verdura (non per le carni e le uova) non obbliga alla tracciabilità ovvero noi oggi possiamo risalire al distributore di quegli alimenti ma non al produttore. E’ per questo che RIPENSA LA MENSA ha inviato una serie di lettere ai dirigenti scolastici di varie scuole di Napoli e alle ditte responsabili della refezione, per riuscire ad avere notizie circa “l’origine” di questi cibi.  La scuola, infatti, non può essere un soggetto silente in questa vicenda: è a scuola che i bambini devono toccare con mano cosa vuol dire “fare la raccolta differenziata”  e non una volta all’anno con l’esperto di turno ma tutti giorni, con la propria maestra, come argomento di studio e di gioco (quanti giochi si possono fare dal riciclo!). Per poi essere capaci a casa anche di rimproverare noi se la gettiamo la carta nella plastica. E’ a scuola che i bambini possono e devono iniziare a capire cosa vuol dire “stagionalità dei prodotti” e perché i peperoni e le melanzane in inverno non possono essere mangiati. Volete davvero che i vostri figli pensino che l’insalata nasca in busta? E allora RIPENSA LA MENSA.

Lucia, mamma di un bimbo di tre anni, appassionata di cucina per bambini, con Le Cugine adora far pasticciare i bambini in cucina. Ogni settimana ci porterà nel suo mondo fatto di cose buone da comprare, cucinare e mangiare insieme ai bambini. Con un occhio al nostro territorio e alle nostre tradizioni!

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