E POI DICONO CHE I LIBRI SONO NOIOSI!

COME? COSA?

212 Come cosa

Sul molo di un non specificato porto una donna grida al marito già in barca: Ehi, cosa vuoi magiare stasera? Prendendo il largo il pescatore risponde: Purè di patate!

Ma il vento distorce le parole e così la moglie capisce una cosa un po’ diversa. La donna chiede a suo figlio di andare a prendere quello che crede suo marito voglia mangiare, ma, col vento che monta, il bambino capirà un’altra cosa ancora, che solo vagamente suona come il purè di patate iniziale. Continua a leggere

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Luigi I Re delle pecore

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In un giorno di vento, Luigi la pecora trova sul prato una bella corona.

Se la calza sulla testa e si autoproclama Luigi I, re delle pecore. Si dota di uno scettro per governare, ovvero di un bastonicno di legno, e comincia a sentirsi importante.
I suoi sudditi dovranno assecondare le sue manie di grandezza e obbedire ai suoi stupidi ordini: dare la caccia ai leoni, esiliare dal regno le pecore nere, marciare al passo in grandi parate militari.

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Una notte da… leprotti

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testo e illustrazioni di Kathrin Schärer

Cosa succede quando un giovane leprotto ha perduto la via di casa e nella notte una volpe affamata gli si avvicina di soppiatto a fauci spalancate?

Si danno la buonanotte! Così dice il leprotto al predatore interdetto, perché si trovano in un posto speciale: quello dove volpi e lepri, appunto, si danno la buonanotte. Ma se la volpe pensa di cavarsela con un “dormi bene… e gnam!” si sbaglia di grosso: per una vera buonanotte, spiega il leprottino alla volpe sempre più scocciata, ci vuole il racconto di una storia e poi bisogna che gli rimbocchi le coperte.

Accompagnare l’ingenuo nella sua tana e dare così la “buonanotte” anche al resto della famiglia è una prospettiva che fa leccare i baffi alla volpe, che ritrova così la strada di casa perduta… Ma la tana è vuota e alla volpe tocca ora cantare una ninna nanna tenendo il cucciolo per una zampina… “nonna nanna ninna oh, questo leprotto a chi lo do…” Quando mamma e papà leprotto rientrano, trovano la volpe sfinita addormentata accanto al loro piccolo: papà leprotto è pronto a colpirla con un matterello, ma questa è una notte speciale, interviene il leprottino: quella dove lepri e volpi si danno la buonanotte…

 

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La stagione dei frutti magici

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Il signor Orzodoro trova nel proprio campo, là dove una volta c’era un laghetto, una sorta di grande fiore, dal colore di cavolo luccicante e dalla forma di peonia, all’interno del quale c’è un bambino, verde pure lui, forse un folletto.

Lo raccoglie quasi come un frutto e lo porta a casa dove, nonostante i rimbrotti e l’insofferenza della moglie, comincia a prendersene cura, ad annaffiarlo, a fargli giacigli di terra. e a farsi dimentico di tutto perché il bambino diventa quel che c’è di più importante. Continua a leggere

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STRISCE E MACCHIE

207 Strisce e macchie

Curiosi e incoscienti, giocosi e affamati, due piccoli di tigre e di leopardo s’incontrano nella giungla, entrambi alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti.

Per evitare litigi, si mettono d’accordo: a te tutto quel che è a strisce a me tutto quel che è a macchie.

Ma per quanto a pallini siano le coccinelle e rigati i maggiolini, immangiabili sono entrambi. Discorso analogo per foglie e per farfalle.

Gli uccelli poi, chi è in grado di acchiapparli? Finalmente, sulla riva del fiume, alcuni cervi, ma insieme a loro, fauci spalancate e denti aguzzi, un feroce coccodrillo.

Non resta che fuggire e nascondersi tremanti nella giungla. Per fortuna quelle due sagome grandi e imponenti non sono altro che mamma tigre e mamma leopardo, venute a riportarli nella tana.

E per cena, nulla a strisce, nulla a macchie. Per entrambi solo bianco latte.

Strisce e macchie di Dahlov Ipcar, Orecchio Acerbo editore.

 

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IL CANE CON UNA CASA SULLA TESTA

Un giorno come tanti, un simpatico e sveglio bambino dai rossi capelli che viveva in una grande città, aveva incontrato lungo una via un cagnetto bassotto di colore fulvo il quale, cosa alquanto strana, portava sopra la sua testa, una piccola casetta.

“Gli ho chiesto dove andava”

La risposta del cagnolino era stata un incomprensibile e sonoro BLA BLA BLA BLA.

“Io non ho capito: non parliamo la stessa lingua”

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